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di Don Rino Pistellato

 

Il 24 Gennaio 2005 il Rettor Maggiore Don Pascual Chàvez firmò il Decreto con cui costituiva la Delegazione Salesiana Ucraina di rito bizantino. Per il carisma di Don Bosco si apriva la grande sfida dell'inculturazione con la Chiesa Orientale, assumendone"in toto" il patrimonio teologico, spirituale, liturgico e disciplinare. I Salesiani sono chiamati a fondersi con l'anima e con la vita di un popolo di antichissima tradizione, da poco uscito da intense e sistematiche persecuzioni religiose sopportate con grande coraggio morale, e non sono pochi i martiri che hanno donato la vita.

Le radici del binomio Salesiani-Ucraina di rito bizantino risalgono agli anni Trenta, quando Papa Pio XI chiese al Rettor Maggiore Don Filippo Rinaldi di aprire in Ucraina collegi ed istituti, in special modo di arti e mestieri, per promuovere una sana istruzione ed educazione cattolica nelle classi meno abbienti. Invitava i Salesiani a cominciare subito, senza perdere tempo prezioso, suggerendo di inviare in Italia giovani per l'opportuna formazione nel proprio rito e di preparare la creazione di un’Ispettoria religiosa.
 

I grandi pionieri
Fu così che, tra il 1932 e il 1939, partirono uno dopo l'altro quattro gruppi di giovani. Tra di essi sono giunte a maturazione una quindicina di vocazioni. Il porta bandiera era don Stefan Czmil, morto in concetto di santità, tanto che si sta lavorando per aprire la causa di beatificazione e canonizzazione. Accanto a lui, reliquia vivente, è Andrij Sapelak che sarebbe diventato Vescovo Eparca per i fedeli ucraini in diaspora nell'Argentina e avrebbe partecipato al Concilio Ecumenico Vaticano II. Ora, con i suoi 91 anni, è il più anziano vescovo dell'Ucraina e della Congregazione Salesiana e nel 2012 celebrerà, a Dio piacendo, il cinquantesimo di ordinazione episcopale.

Questi sono solo due nomi, ma non dimentichiamo gli altri che si sono fatti onore lavorando all'estero e con grande sacrificio hanno preparato il ritorno in patria, impedito solo dalle circostanze storiche. Le porte, tuttavia, si sono aperte con la caduta del regime sovietico e alcuni di loro, con a capo Mons. Sapelak, hanno fatto ritorno. Avanti con gli anni, ma ringiovaniti dal soffio della speranza primaverile della storia e della Chiesa, si sono dedicati con grande zelo a incontrare giovani lasciati in balia di se stessi, poiché erano crollate tutte le istituzioni preesistenti del comunismo, senza che ancora nulla di nuovo apparisse a sostegno delle famiglie, della scuola, della società.

Il sogno diventa realtà
La Chiesa stessa, che usciva dalle catacombe in cui la repressione l'aveva confinata, non era in grado di far fronte al grande bisogno religioso dei fedeli, data la scarsità di sacerdoti, di edifici religiosi, di mezzi. Il lavoro e il sacrificio dei pionieri salesiani ha dato come frutto le prime vocazioni, dopo 75 anni.

Attualmente la Delegazione conta 43 Salesiani, un solido gruppo di Cooperatori attivi ed entusiasti impegnati nelle seguenti opere sorte in tempi recenti: una scuola superiore, una scuola professionale, una casa famiglia per ragazzi orfani, una casa di formazione per candidati alla vita salesiana e prenovizi, una grande parrocchia con oratorio, un centro giovanile con tanti giovani animatori e un centro polisportivo. La missione salesiana è condivisa con le suore Figlie di Maria Ausiliatrice presenti a Leopoli fin dalla prima ora. Lavoriamo perciò insieme come Famiglia Salesiana.

Il futuro salesiano è promettente e di grande attualità, anche perché il paese non ha ancora una solida struttura politica né economica ed è ai primi passi nel cammino della democrazia.

Ci sono indubbiamente anche numerose sfide, tra le quali il dialogo ecumenico con la Chiesa ortodossa e l'apertura della Delegazione a tutta la Congregazione.
 
Dalla Rivista Annuale dei Salesiani di Don Bosco SALESIANI-2011, pagine 62-63

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